mercoledì 20 ottobre 2010

IL MITO DI GUEVARA

La figura di Ernesto Che Guevara è diventata un mito per giovani (e non solo) che vedono in lui un combattente per la libertà. La storia però è decisamente più complessa. Infatti, se è vero che Guevara ha spodestato un dittatore, è una menzogna il fatto che abbia dato la libertà al popolo cubano. Al posto di Fulgencio Batista, si è instaurato un altro tiranno, Fidel Castro. I sostenitori del Che sogliono distinguere tra quest'ultimo e Castro: Fidel ha tradito l'ideale per cui Guevara ha combattuto. La realtà però è ben diversa.
Già durante la guerriglia, Guevara si mise a capo di episodi controversi: nel 1957 uccise Aristidio, un contadino che aveva espresso il desiderio di smettere di combattere (lo stesso Che ebbe rimorsi in seguito per questo). Dopo la presa del potere viene nominato procuratore distrettuale della prigione di La Cabana ed è lui a decidere delle domande di grazia. Non si conoscono esattamente le cifre dei giustiziati, né se tra quei fucilati vi fosse anche qualche innocente. In quel periodo, però, Fidel inizia ad egemonizzare la vita politica tanto che nel giugno del 1959 abolisce il progetto di libere elezioni che aveva promesso. Vedendosi privati della libertà, molti ex compagni di lotta iniziarono a lottare contro il nuovo regime. Tra questi non vi figura il Che, anzi, lui stesso nega la grazia a Jesus Carrera, un partigiano antibatistiano, poi anticastrista, che dal 1958 si era opposto alla sua politica. Sul finire del 1960, Guevara instaurò il primo campo di lavoro correzionale (ovvero di lavoro forzato) per rinchiudere individui che non avevano commesso alcun crimine, ma che avevano peccato contro la "morale rivoluzionaria". Del resto, il Che è stato zelante nella persecuzione dei "maricones" (omosessuali cubani) accusati di deviazionismo e collusione con il capitalismo. Inoltre nel 1962 fu nominato ministro dell'economia, sebbene fosse privo delle più elementari conoscenze economiche, la sua politica causò il fallimento della banca centrale. Infine se ne andò da Cuba nel 1964 per creare nuovi focolai rivoluzionari. Fu catturato e fucilato in Bolivia nel 1967.

lunedì 18 ottobre 2010

Nazismo cattolico?

Un metodo per squalificare l'avversario in politica e la cosiddetta "reductio ad hitlerum" nella quale si compara l'avversario a Hitler. In teoria questo ragionamento è fuorviante. Una cosa è giusta o sbagliata indipendentemente se a Hitler piacesse o meno. In pratica, però nessuno vuole filarsi Hitler e si tenta di assimilare le sue idee a quelle dell'avversario. Un esempio riguarda le sue convinzioni religiose, nella quale credenti e non, si accapigliano per dimostrare che Hitler era pagano, ateo o cristiano. Da certi ambienti anticlericali si è fatta passare l'idea che fosse cattolico. Sebbene nominalmente sia vero (era stato battezzato), in realtà si era distaccato presto dalla sua religione d'infanzia provando ad arrivare per essa un vero e proprio odio. Se è vero che alcuni storici critichino l'atteggiamento di Pio XII e della chiesa, nessuno nega che nella Germania nazista la Chiesa Cattolica era perseguitata. I nazisti non potevano tollerare che si potessero propagare insegnamenti contrari alle loro idee e, dopo la lotta agli ebrei, anche la Chiesa sarebbe dovuta scomparire.
Ecco in sintesi le principali operazioni svolte dal nazismo per scristianizzare la Germania:

- distruzione dei mezzi che la chiesa aveva per educare i giovani come le scuole confessionali e le organizzazioni giovanili.
- campagne svolte per gettare discredito contro il clero in particolare i "processi per la moralità" nella quale i membri del clero erano accusati di infrangere le leggi per le valute estere e di perversioni sessuali.
 - rimozione dei crocifissi dalle aule pubbliche e tentativi di sostituire le festività cristiane con cerimonie naziste.
- Occupazione di conventi ed espulsione dei religiosi.
- Diffusione di ideologie anticattoliche come "Il mito del xx secolo" di Alfred Rosenberg.

Concludo questo post inserendo una frase di Hitler annotata proprio nel diario di Rosenberg. "La grande lotta per l'assoluta supremazia dello Stato sulla Chiesa prosegue, noi abbiamo il compito di portare avanti il combattimento dei grandi imperatori tedeschi contro i papi e di condurlo a buon fine. La Chiesa vi si rifiuta, e allora si dovrà riconsiderare la tattica, non la decisione di sottometterla: se cioè si dovrà tagliare una vena dopo l'altra o condurre una lotta aperta" (cit. in G. Miccoli, I dilemmi e i silenzi di Pio XII, cit. pag. 130)